Domani a pranzo scoprirò - mio malgrado - che gusto hanno le omelettes preparate in fretta e furia alle dieci di sera.
Male che vada l’insalata mi salverà, in qualche modo…
The tide is high
Domani a pranzo scoprirò - mio malgrado - che gusto hanno le omelettes preparate in fretta e furia alle dieci di sera.
Male che vada l’insalata mi salverà, in qualche modo…
E così la mia prima settimana di lavoro è andata. A pensarci bene è decisamente volata.
Questa mattina, alzandomi, mi sono chiesta che giorno fosse, quando poi ho letto sul display del cellulare - sveglia che era mercoledì non mi sembrava vero ! “è già mercoledì”, ho esclamato.
Come al solito, sono stanca ma contenta della giornata; come ho già raccontato nel post precedente, l’apprendimento è graduale e in più il mio collega è una persona veramente cortese e disponibile (eh eh, questo si chiama fattore C, no ?). Con chi più con chi meno, non ho avuto alcun problema ad integrarmi, che poi era quello che più temevo conoscendo il mio carattere (falsamente) chiuso.
Questa sera sarei dovuta uscire, e avrei anche voluto farlo, ma la coda e soprattutto il caldo, mi hanno messa a k.o. A pensarci bene, paradossalmente, il momento più “faticoso” della giornata è proprio il ritorno; tra camion, guidatori frettolosi/pericolosi e il sole bello spiacciacato su una guancia (cavoli, ma ho l’aria condizionata!), torno a casa con un unico desiderio: farmi una doccia e guardare un film.
Nota a margine - Ma tu ci pensi ancora a partire ? Eh, oddio…
Sarà che ho tanta voglia di fare, di parlare, di vedere gente e di muovermi (sì, anche in auto!), questo primo lunedì di lavoro non è stato poi così traumatico, anzi, non lo è stato per niente.
Ma io sono una tipa strana: mi piace stancarmi, perché se sono stanca vuol dire che mi sono impegnata e concentrata sui “compiti” da svolgere, quindi posso ritenermi soddisfatta.
Magari tra qualche mese il lunedì diventerà anche per me il giorno più pesante, ma per adesso, voglio godermi questa “stanchezza”.
Sabato sera siamo andati a festeggiare. Inutile precisare che la cena è stata gentilmente offerta dalla sottoscritta ^_^ Tornata a casa, dopo il bicchiere di Prosecco, dopo la birra piccola e dopo due shot di limoncello - ah, bevo saltuariamente e solo in compagnia! - mi sono buttata sul letto, ho provato a guardare un DVD, ma l’acool aveva già conciliato il sonno. “Abiocco” a parte, è stata veramente una bella serata.
Erano anni che non apprezzavo così tanto il week end…all’incirca dalla fine della quinta superiore.
Non dico che gli altri anni, quelli universitari, siano stati sabbatici, anzi, ma tra il sabato e il lunedì, soprattutto alla fine dei corsi, c’era ben poca differenza.
Ieri mattina invece mi sono svegliata con calma e ad un’ora decente - anche se il mio orologio “interno” è già puntato alle 6.30 - 7.00.
Come procede al lavoro ? L’apprendimento è un po’ come un video game dove i giorni sono i livelli che, man mano vengono superati, diventano sempre più difficili.
Il primo mostro di fine livello l’ho già affrontato: una telefonata.
Wow !
Questa mattina mi sono svegliata presto, prestissimo e sono arrivata sul posto di lavoro con grande anticipo. Ho atteso in macchina fingendo una calma letteralmente apparente e facendo training autogeno.
Non ero spaventata tanto per quello che mi aspetta(va)- lavorativamente parando - piuttosto per l’impatto iniziale sulle persone. Beh, che dire, io che immaginavo sguardi torvi e occhiatacce dall’alto in basso (ok, tendo sempre verso il drammatico), mi sono dovuta decisamente ricredere, fortunatamente, infatti è successo tutto il contrario: disponibilità ed empatia hanno prevalso sulle mie “catastrofiche” visioni.
Lo so, devo ancora un po’ “sciogliermi”, a volte ammetto di non solo apparire, ma essere un po’ impacciata…Mi ci vuole tempo… è un po’ come il primo bagno al mare: l’acqua ancora freddina arriva fino alle ginocchia ma non si ha il coraggio di tuffarsi completamente.
Bene, posso dire di essere soddisfatta di questa prima giornata anche se l’unica cosa che desidero adesso è una bella tisana e il letto…per la doccia calda ho già provveduto non appena tornata !
vorrei provare a dormire, ma sono troppo nervosa !
Guardo un film ?
Leggo ?
Scrivo ? Ok, lo sto già facendo
Ascolto un po’ di musica ? Meglio…
Lo confesso, ho un po’ “paura” per domani, ma devo comunque cercare di mantenere i nervi saldi o rischio di far peggio tra gaffe e “impaperamenti” vari.
Benvenuta nel mondo del lavoro.
Se aspettassi un figlio sarei preoccupata, sì, sarei molto preoccupata di far nascere il mio bambino in un mondo che sta diventando ogni giorno sempre più violento*, anche se penso che in realtà la violenza non esploda quasi mai all’improvviso, ma strisci silenziosa, e resti latente negli animi più infimi, fino a sconfinare in episodi simili. Dicevo, avrei paura per la sua incolumità, sia se fosse l’aggredito o se si trasformasse in un aggressore, quello che ormai viene definito “bullo”, ma che sarebbe più corretto chiamare delinquente.
è questo il mondo che vogliamo lasciare ai nostri figli ? Un mondo nel quale dobbiamo avere paura ad uscire di casa e magari non farvi più ritorno per colpa di gente ignorante - ed è ancora poco - che non meriterebbe nemmeno di stare su questa maledetta Terra ?
Rabbia. Provo tanta rabbia, quella rabbia cieca che mi fa pensare che l’unica soluzione per risolvere il problema sia rispondere con altrettanta violenza.
Le parole ormai sono inutili, bisogna alzare la testa e reagire, ma reagire sul serio.
* Preferirei farlo crescere in uno sperduto villaggio nella giungla, tra quelli che vengono definiti i “selvaggi”, ma i veri “selvaggi” sono qui, nella nostra società avanzata, democratica e progredita.
Non è che non abbia più niente da scrivere, è solo che non trovo le parole, o forse la voglia..